Quarto Oggiaro non si tocca! | ASD Polisportiva RugBio

Quarto Oggiaro non si tocca!

Oratorio Sant’Agnese, via Arsia 3, Milano. Nel cuore di Quarto Oggiaro, nel bel mezzo di un quartiere di periferia, fin troppo noto per le sue difficoltà sociali.

Oggi un’ancora di sport e socialità, dove pare stiano per abbattersi interventi devastanti.

Un paio d’anni fa qui c’era un mezzo deserto: sempre meno ragazzi, sempre meno famiglie, impianti sportivi dolorosamente sotto utilizzati. Poi all’improvviso, nell’autunno 2015 è stato gettato un seme che ha fatto rifiorire lo spazio a velocità sorprendente.

In pochi mesi un piccolo miracolo ha trasformato l’oratorio in un riferimento per tutta la zona.

Semplicemente sono arrivati i volontari e operatori di RugBio. Con i loro palloni ovali, i terzi tempi sostenibili, i formatori più preparati del territorio e la visione di uno sport come strumento immediato per ricostruire nuova comunità. Senza uno straccio di finanziamento e moltissime ore di dedizione gratuita, hanno organizzato allenamenti di minirugby aperti a tutti, inventandosi soluzioni per accogliere chiunque, compreso chi non poteva permettersi nemmeno costi minimi di frequenza.

Gente che in un baleno ha aperto le porte a bambini e bambine, ragazzi e ragazze del quartiere, fissando ore di preparazione sportiva e occasioni di coinvolgimento degli adulti, tornei sul posto e trasferte in giro per la Lombardia, eventi di cultura viva e feste collettive, pratiche di sostenibilità e progetti di mediazione culturale.

Ragazzi e famiglie sono arrivati in fretta, perché un’oasi nel deserto è roba rara.

Sono arrivati soprattutto dalle case vicine, ma anche da quartieri più lontani, con famiglie stupite di trovare una proposta sportiva che va al di là della mera preparazione atletica offerta dalle “solite” strutture dello sport ufficiale, e che va al di là del puro intrattenimento privo di competenze che si trova spesso nei luoghi di aggregazione. RugBio ha regalato invece educazione rispettosa dei minori e azioni concrete di inclusione sociale. Proprio nel Paese in cui i bambini giocano la domenica solo se sono i più forti della squadra…

Bambini e ragazzi sono arrivati autonomamente, oppure accompagnati dai genitori, ma anche portati da operatori sociali ai quali non è parso vero di poter regalare attività sportiva a forte tasso formativo a ragazzi abituati ad apatia e marginalità.

Ad aspettarli sul campo sportivo ci sono puntualmente stati gli educatori di RugBio, con le loro sacrosante qualifiche scolastiche e professionali, ma anche con la loro enorme esperienza nel campo dell’inclusione sociale e della mediazione culturale, e soprattutto con la disponibilità costante ad andare molto al di là del puro esercizio sportivo: educatrici che non han mai mollato gli allenamenti nemmeno con una figlia in grembo e l’altra nella fascia a tracolla, allenatori che son andati a prendere i bambini ovunque sul territorio, dirigenti che han passato il giorno e la notte a costruire nuove opportunità di qualità per i piccoli e grandi frequentatori, famiglie e ragazzi di altri territori che sono arrivati a organizzare eventi per la comunità di Quarto Oggiaro…

Quello che allora si chiamava ancora “Consiglio di Zona 8” ha riconosciuto in fretta il valore della novità, e le associazioni che già lavoravano per la socialità del quartiere han cominciato presto a dialogare con RugBio. Protagonista subito rispettato dei tavoli locali di collaborazione per la promozione sociale, il minirugby in via Arsia ha dato nuova vita all’oratorio, nuove occasioni agli operatori sociali, prospettive inedite al quartiere e ai suoi giovanissimi abitanti.

Sul campo dell’oratorio Sant’Agnese, una squadra che parla mille lingue; intorno le tracce tangibili di un’esperienza sempre più vitale, fatta di laboratori di arte urbana, pratiche sostenibili, relazioni aperte… Tutto con occasionali sostegni pubblici a iniziative specifiche, qualche supporto logistico da parte di gente in gamba del quartiere, la collaborazione di alcune famiglie generose, e soprattutto una tenace dedizione che ha fatto crescere sistematicamente l’accoglienza e le proposte. Non tutti i collaboratori hanno retto la fatica di un impegno che spesso è sembrato quasi una missione, ma il gruppo è cresciuto, ha imparato a credere in se stesso, si è legato agli altri gruppi di RugBio nell’ovest milanese ed ha addirittura fatto di Quarto Oggiaro il riferimento fondamentale per i progetti sociali di minirugby sul territorio cittadino.

L’annata sportiva 2017-18 si apre con la conferma di tutte le attività create nel biennio precedente, con la volontà di portare bambini e ragazzi anche dalle altre zone di Milano, con l’apertura radicale alle scuole e associazioni del nord ovest milanese, con l’appoggio di un centro di formazione sportiva qualificato come quello di Rugbiolandia a Cusago, con una pattuglia rinforzata di educatori sportivi, con mezzi di supporto logistico raddoppiati, con progetti di mediazione culturale nuovi, con l’alleanza concreta con i campioni quotidiani della promozione sociale a Quarto Oggiaro (a partire da Save The Children per arrivare a tutti i gruppi informali che hanno voglia di riscattare il quartiere subito)…

 

Ma ecco la notizia incredibile, piovuta nientemeno che dal Sole24Ore… Il CUS Milano arriva in forze proprio sul campo d’allenamento di RugBio in via Arsia, coperto da finanziamenti di Mediobanca, con lusinghe ai collaboratori di RugBio, con inviti diretti ai bambini di RugBio, con progetti scolastici nelle scuole di cui RugBio ha accolto gli scolari, con addirittura il Sindaco e il Municipio 8 ad applaudire per gli allenamenti portati in periferia…

Senza rendersi conto del danno insensato ai progetti in corso, della beffa a coloro che per tanti mesi si sono impegnati senza pretendere risorse, dello spreco di soldi investiti nel posto meno adatto. Quanto sarebbero utili quei soldi ai progetti veri!

Perché nessuno sembra rendersi conto di quelle che sono state e rimangono le ragioni del “successo” di RugBio, e che non c’entrano proprio nulla con chi – come il CUS – fa consapevolmente e legittimamente un altro lavoro: RugBio fa promozione sociale attraverso lo sport di qualità, non si limita a fare sport nella speranza che qualche ragazzo possa trarne giovamento (e magari scoprire qualche campione della banlieue)! L’attività sportiva non cambia la realtà in modo automatico e gli allenamenti non fanno spontaneamente inclusione sociale. Progetti finanziati, attività scolastiche integrative, allenamenti disciplinari e così via: lo sport già esiste ovunque e ha già tanti meriti oggettivi… Ma gli allenatori non fanno quasi mai da educatori, e gli operatori sociali non sono abituati a usare fino in fondo lo sport come occasione di crescita individuale e collettiva.

Non a caso c’è voluto proprio un soggetto nuovo come RugBio per creare la piattaforma del ludorugby, prima in Italia a pianificare formazione completa degli educatori sportivi, per consentire la presa in carico completa di tutte le concomitanti fisiche, emotive e relazionali dell’esperienza di crescita dei minori nello sport.

 

 

La sfida di RugBio è proprio questa: sport per tutti i bambini e le bambine, come occasione trasversale di formazione, come palestra di sostenibilità, come scelta di campo che migliora la vita e la convivenza, come aggregatore nuovo per le comunità… Fuori da ogni retorica, perché naturalmente lo sport questi miracoli collettivi non li fa da solo: a compierli sono le persone che si impegnano su tutti i fronti per fare in modo che non finisca tutto dentro le ore dell’allenamento e nell’episodio della partita!

Portare tanti allenatori all’oratorio in periferia non significa fare comunità: altrimenti le migliaia di ore di volontariato di RugBio non ci sarebbero nemmeno state… Ma soprattutto portare tanti allenatori a rimpiazzare il lavoro tenace e il successo sociale sul territorio è irresponsabile. Indubbiamente è più comodo arrivare in un terreno già dissodato e concimato, senza far nemmeno la fatica di prepararlo: ma distruggere l’orto della comunità è colpevole, e di certo non fa bene alla comunità. Fa bene a quelli che hanno bisogno di copiare formule generiche su “sport e periferie”, evitando accuratamente di fare “sport per le periferie”; fa bene a chi si è sempre disinteressato delle ricadute sociali profonde dello sport e che le nota improvvisamente quando diventano attrattori di finanziamenti; fa bene a chi ha finanziamenti da piazzare e ha bisogno di interlocutori non scomodi, che non si vadano a impegolare con i guai veri del dissesto territoriale, delle comunità multietniche e dei minori allo sbando; fa bene a chi ha urgenza di esibire politiche territoriali vicine alla gente, ma senza rimboccarsi le maniche sul posto.

Speriamo che dell’inganno si rendano conto almeno i tantissimi che in questi anni hanno apprezzato la concretezza del lavoro di RugBio e la sua distanza dalla solita retorica: politici locali e metropolitani, operatori sociali e sportivi, associazioni e cittadini…

Di sicuro RugBio non si lascerà fermare.

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