I grandi si intendono di numeri, i bambini di tutto il resto. - RugBio Maputo

I grandi si intendono di numeri, i bambini di tutto il resto.

La prima cosa che colpisce è la quantità di sabbia che si estende ai lati delle strade principali.

 

 

C’è una strada di asfalto e tutt’intorno viuzze di sabbia che si divincolano tra abitazioni di cemento e lamiera, tra chiese ricavate da vecchi capannoni e da baracche che vendono “tresém”, tre birre a un euro e trenta. Nel mezzo è tutta sabbia, sabbia rossa e sabbia gialla, che s’impantana quando piove e che s’impiglia nei capelli quando tira vento.

 

 

Magoanine B è un quartiere tra tanti, sorto una quindicina di anni fa da un progetto di ricollocamento degli abitanti di altri quartieri devastati dalle inondazioni che periodicamente mettono in ginocchio il Mozambico.

Nel Duemila qui c’erano solo alberi e sabbia, ma era considerata una zona sicura e così ci hanno trasferito la gente e poi sono arrivate le case e le strade ma si sono dimenticati di fare i canali di scolo, e allora il problema degli allagamenti si presenta ogni quindici giorni.

Il quartiere Magoanine B si trova a venti chilometri dal centro della città e quindi a un paio d’ore di viaggio scarrozzati sui mini van e camioncini del trasporto pubblico urbano. Non che
Maputo sia una grande capitale, ci abitano poco più di un milione di persone, ma la maggior parte vive in casette monofamiliari, e allora i confini della città si confondono con quelli dei campi.

La scuola primaria di Magoanine B sta nel mezzo delle strade di sabbia, a una decina di minuti a piedi dalla strada: dalla fermata CMC (acronimo di Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna) s’imbocca una larga strada di sabbia da percorrere fino al primo albero di canhu, lì si gira a destra affondando nella sabbia e nei mattoni incastonati nella terra per permettere il passaggio quando piove, e poi al terzo albero di moringa si svolta a sinistra e poco dopo spunta la scuola.

È così che ho spiegato ai tre allenatori come arrivare alla scuola per fare il primo allenamento di rugby. Il popolo Machangana si orienta così, e non si perdono mai.

La scuola è visibile dalla strada perché ancora non c’è muro, è in uno spiazzo di sabbia in cui si ergono tre file di capannoni suddivisi in aule, duemila e trecento alunni in totale, circa sessanta per ogni classe. Il direttore pedagogico della scuola è un gran lavoratore di buone intenzioni, e infatti ha ottenuto un finanziamento pubblico e la struttura scolastica sta migliorando notevolmente, con la costruzione del muro di recinzione e di un padiglione nuovo di zecca.

Il direttore pedagogico e la professoressa Enriqueta ci stavano aspettando, era da novembre che stavamo prendendo accordi tra la scuola e la mia squadra di rugby, il Maputo Rugby Club, che da un paio d’anni sta diffondendo a macchia d’olio esperienze rugbistiche nei campi di sabbia dei quartieri della città: ha creato un campionato a cui partecipano una dozzina di squadre e ha aperto la federazione mozambicana di rugby con l’idea che, col tempo, queste squadre diventino autonome e possano associarsi alla federazione.

 

 

E poi, da delle chiacchiere milanesi, è spuntata la volontà di collaborare con Rugbio: cercavamo dei paradenti e ci siamo imbattuti nel Centro Sportivo di Cusago, in Alessandro e nelle sue utopie rugbistiche. È stato un incontro stimolante che ha fatto crescere la convinzione e determinazione del voler aprire la squadra a Magoanine B, con la consapevolezza di avere un appoggio in più. È un sostegno d’oltreoceano, ma che speriamo possa presto accorciare le distanze.

Nella scuola di Magoanine B abbiamo scelto di cominciare con due classi, la sesta e la settima (corrispondono alla nostra seconda e terza media) che qui vuol dire dodici sezioni da sessanta alunni ciascuna, e cioè settecentoventi ragazzi suppergiù. Rugbio ci ha consegnato cinquanta paradenti, trenta magliette per i bambini, delle magliette per gli allenatori e tre palloni.

 

 

Il nuovo anno scolastico è iniziato il 5 febbraio, e il 12 febbraio abbiamo incominciato con il rugby. I tre allenatori che stanno partecipando, Pep, Milton e Nenè sono preparati, allenano già altre quattro squadre di bambini.

La prima settimana abbiamo partecipato a tutte le lezioni di educazione fisica per far provare ai ragazzini un allenamento di rugby e convocarli, nella settimana seguente, ai primi veri allenamenti. Il lunedì ci siamo trovati alla scuola e Jaime, il coordinatore del Maputo Rugby Club, ha fatto un bellissimo discorso al direttore e alla professoressa Enriqueta. Ha detto, questo giorno sarà un momento storico per Magoanine, stiamo fondando la prima squadra di rugby del quartiere, non ne è mai esistita una e le persone non hanno mai visto una palla ovale, da oggi la conosceranno e la ameranno.

 

 

I primi studenti li abbiamo incontrati seduti all’ombra di un albero di mango, tutti in divisa sportiva bianca. Li abbiamo invitati al campo di sabbia adiacente, e sotto un sole da trentacinque gradi ci siamo disposti in un grande cerchio. L’allenatore Pep ha mostrato i palloni e ha chiesto ai ragazzini: “Chi di voi sa scavare una buca con una pala?”. Qui tutti lo sanno fare – per buttare la spazzatura si si scava una grande buca nel cortile di casa, la si riempie di rifiuti e poi si ricopre e se ne apre un’altra. “Mostratemi il gesto, fatemi vedere come impugnate la pala e scavate una buca”. I sessantasette ragazzini hanno imitato il gesto, dimostrando effettivamente di essere dei grandi esperti di buche nella sabbia. L’allenatore Nenè ha aggiunto: “Sostituite la pala con la palla ovale e avrete già imparato a lanciare”.

 

 

Anche per spiegargli la ricezione è stato molto semplice. L’allenatore Milton ha detto agli alunni: “Fatemi vedere come si prega”, perché qui si prega con le mani aperte di fronte al petto, e ha aggiunto: “Al posto di una benedizione riceverete una palla ovale”, e così abbiamo fatto. Abbiamo provato un po’ di passaggi gridando il nome del compagno, un po’ di esercizi di lancio e ricezione e poi, delimitando un piccolo campo e due squadre, abbiamo giocato ai “dieci passaggi”, senza regole, l’importante è arrivare a dieci passaggi senza farsi rubare la palla dagli avversari. Ed è subito mischia, risate e sudore. Quarantacinque minuti di presentazione per ogni classe, al termine di ogni lezione i ragazzini si risiedono all’ombra dell’albero e chiediamo a chi è piaciuto e chi vorrebbe giocare di più. Tutti dicono “Io! Io!”, e allora vengono convocati agli allenamenti che cominceranno la settimana seguente.

 

 

Il secondo giorno, alla prima classe che incontriamo sotto l’albero, chiediamo, mostrando l’ovale: “Chi ha già visto questo pallone?” in tanti alzano la mano, e alla domanda di dove l’abbiano già visto, rispondono: ”Qui a scuola, da ieri”. Sono curiosi e vogliono giocare, la professoressa Enriquetta si appassiona pure lei e le lasciamo un pallone per poter fare gli stessi giochi anche con altre classi dove noi non riusciamo a partecipare (la vita mozambicana è un susseguirsi di imprevisti e di cause di forza maggiore che deviano i programmi da un momento all’altro).

 

 

Dal 19 febbraio comincerà ufficialmente la creazione della squadra di Magoanine B. Gli allenamenti si terranno il lunedì e il mercoledì nel campo di sabbia della scuola, alle 8 del mattino (i ragazzini vanno a scuola di pomeriggio).

 

 

Pep, Milton e Nenè dovranno partire alle 6 per arrivare in tempo agli allenamenti, ma preferiscono così per poter ritornare a casa prima di pranzo. Per fare un’ora di allenamento escono di casa alle 6 e ci ritornano alle 11, ma qui sono machangana e questa è la loro vita, e il rugby per loro è diventato passione e appartenenza e non c’è strada di sabbia che li trattenga dall’inseguire un sogno ovale in ogni angolo della città.

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